Storia, motivazioni, aspirazioni
Il Benè Berith a Milano tra la preistoria e il futuro
Chi erano Nathan e Anna - Cassuto?
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Care Sorelle, cari Fratelli, care Amiche e cari Amici. E’ banale dirvi che sono emozionato, ma, credetemi, è proprio vero! La mia appartenenza al Benè Berith è più che trentacinquennale e, nel corso degli anni, ho avuto il piacere e l’onore di ricoprire vari incarichi sia a Firenze, dove è iniziata la mia appartenenza alla nostra Associazione e dove era stato Fratello anche il mio povero babbo, sia qui a Milano, sia in ambito Europeo. Però, nessuno dei compiti che mi furono assegnati è stato impegnativo come quello che, oggi, mi accingo a svolgere. Voglio, innanzi tutto, ringraziare per la fiducia accordata, tutti quelli che mi hanno votato per questo compito. Altro importantissimo e caldo ringraziamento va al Presidente uscente, il Fratello Aldo Ottolenghi, e con lui a tutto il suo Consiglio. Purtroppo troppo spesso, interessantissime attività da lui organizzate, sono state seguite da un numero esiguo di Sorelle e Fratelli. Spero che l’alto numero di partecipanti alle votazioni del 5 Maggio (35 tra Sorelle e Fratelli presenti) ed alla serata odierna stiano a dimostrare la volontà di cambiare questa poco piacevole attitudine. Il mio Consiglio ed io dovremo lavorare moltissimo per cambiare drasticamente questo atteggiamento. Il senso d’appartenenza ad un’Organizzazione che si differenzia da qualsiasi altra, ebraica e non, deve rinsaldarsi e la vera “Fratellanza” cementarsi tra noi tutti. Forse è in atto un minore interesse verso in Benè Berith proprio nel momento in cui la situazione nazionale ed internazionale dovrebbe indurci ad unirci ed a sostenere la nostra Istituzione creata e vissuta in difesa degli Ebrei e dell’Ebraismo. In questa situazione di diffuso disinteresse è ovvio che il Benè Berith debba reagire adeguatamente e non “stare semplicemente a guardare”. Dobbiamo partecipare o assistere passivamente ai molti episodi antisemiti di un mondo in convulsione ? A noi la scelta ! L’ottimismo a tutti i costi non paga ! Non ha mai pagato ! La Storia della Shoà ce lo insegna ! Ed anche la Storia di Israele ! Siamo qui pochi, ma uniti da una lunga e fraterna comunione. Non programmiamo né guerre, né lotte, ma cerchiamo di rafforzare le nostre file e siamo vigilanti. L’attenzione è la nostra arma, però la sua scarsità è il suo drammatico limite. Gli Ebrei hanno dovuto vivere 2000 anni tra cielo e terra, senza Patria, senza confini, senza difesa. Hanno saputo vivere e lavorare senza perdere la santificazione della vita che hanno invece vissuto, talvolta, anche con un dirompente umorismo. Un umorismo che cercava di dare una risposta disarmata e sublime alla brutalità dei suoi persecutori. Il cammino che ci aspetta non è né semplice né facile, ma non possiamo prendere un’altra strada che ignori la Beneficenza, l’Amore Fraterno e l’Armonia. Non saremo passivi, ne sono certo. Noi siamo soltanto la curva di un fiume che viene da molto lontano e che non si fermerà dopo di noi ! Il principio fondamentale del Benè Berith resta quello di raccogliere tutti gli Ebrei di ogni tendenza : ortodossi, conservativi, liberali, praticanti, non praticanti, di sinistra o di destra. Questa è una regola sancita nelle Costituzioni del Benè Berith Internazionale, bel Benè Berith Europeo e delle nostre Logge. Nei 163 anni di vita, il sostegno ad Israele, lo spirito di solidarietà, di lotta contro razzismo ed antisemitismo, l’aiuto agli anziani ed ai giovani, sono valori che il Benè Berith ha sempre rigorosamente rispettato. Dobbiamo tornare ad essere orgogliosi di avere avuto l’opportunità di appartenere ad un gruppo unico che deve essere d’esempio per tutti i nostri confratelli. Dobbiamo tornare a dire, quando usciamo dalle nostre riunioni chiuse : “Per fortuna sono anch’io un Benè Berith, altrimenti non avrei potuto assistere ad una così interessante serata! “ Senza nulla togliere a tutte le altre Associazioni, a diverso titolo meritorie per la loro azione in favore dei vari aspetti dell’ebraismo, dobbiamo distinguerci da ciascuna di esse, ma volare un gradino più in alto ! Alcuni dei passati Consiglieri sono stati riconfermati, mentre per altri è avvenuto un ricambio dovuto ad un naturale avvicendamento. Non per questo i Consiglieri non riconfermati sono meno meritori degli altri, anzi ! Come non ricordare la costante attività svolta dalle Sorelle Riri Fiano e Dvora Ancona così come dai Fratelli Uberto Tedeschi, Claudio Morpurgo e Ermanno Fuchs ? Tengo per ultimo un personaggio che, negli ultimi 4 anni, è stato d’estrema importanza per tutti noi: Il Fratello Paolo Foà. Nessuno di coloro che vi hanno preso parte potrà dimenticare l’importanza e la gioia di aver avuto proprio qui a Milano il terzo Congresso del nostro Distretto Europeo da lui fortemente voluto e organizzato, in grandissima parte, grazie ai suoi sforzi. Ancora a Madrid Sorelle e Fratelli da tutta Europa rammentavano quanto era avvenuto qui con assoluto rimpianto. A riprova del comune apprezzamento del suo lavoro è stato eletto membro dell’Esecutivo Mondiale. A mia conoscenza nessun Fratello della Loggia di Milano ha mai avuto un incarico così prestigioso. Ma il Congresso non è certo stata l’unica attività svolta dal Benè Berith durante la sua presidenza ! Molte sono state le riunioni chiuse ed aperte svoltesi in tale periodo e, dato questo molto rilevante per la nostra Associazione, è stata offerta in Beneficenza una cifra probabilmente superiore a quella di qualsiasi altro precedente e successivo Consiglio. Ha pure organizzato incontri con i politici che governavano il nostro Paese. Dobbiamo, noi tutti, essergli profondamente grati per tutto il lavoro svolto. Ma che non speri di aver terminato i propri compiti all’interno della nostra Loggia ! Lo cercherò per chiedergli il suo parere ogni volta che anche il più piccolo dubbio mi assalirà. Va da sé che, in quanto membro del Comitato Esecutivo Europeo è pure lui invitato d’ufficio a tutte le riunioni del prossimo Consiglio. Ho parlato dei Consiglieri non riconfermati, ora voglio nominarvi quelli che sono rimasti nel Consiglio e sui nuovi entrati. Conto sulla saggezza del Fratello Aldo Ottolenghi per assistermi, da Mentore, nei prossimi mesi ogniqualvolta sentirò la necessità di confrontare con lui la mia opinione a proposito delle scelte che dovrò fare. Al Fratello Jojo Bali, che sarà uno dei prossimi Vice-Presidenti, mi lega un’amicizia così profonda che, se non mi appartenesse, non crederei possibile in nessuno. Nonostante che molti nostri punti di vista siano assolutamente divergenti, riusciamo, grazie al suo meraviglioso carattere, ad avere dibattiti (non certo discussioni) accesissimi fermo restando il reciproco massimo rispetto. Alla fine dei nostri dibattiti spesso ognuno resta della propria opinione, ma ciascuno rispetta profondamente quella dell’altro. Tanto ha già fatto negli scorsi anni per il Benè Berith e per la nostra Comunità e gli sono grato di aver accettato di rimboccarsi nuovamente le maniche e di entrare nel mio Team. Il suo incarico sarà, oltre ad assistermi in tutto, quello di curare in prima persona la Commissione Ammissioni che, come sapete, si occupa di dare nuova linfa vitale ai rami, talvolta troppo stanchi, della nostra Associazione. Ma chiedo sin d’ora a tutti voi di segnalare le persone che riterrete interessate ad entrare nella nostra Associazione e che, per voi, sono meritorie di appartenere ad essa. Oltre a questo compito istituzionale per lui come Vice – Presidente, mi ha assicurato che affiancherà il nostro Sorvegliante nella Commissione Culturale e sono certo che, assieme, potranno arricchire notevolmente le nostre conoscenze. Come tacere del lavoro svolto dal Fratello Micky Sciama negli scorsi Consigli dei quali ha fatto parte ? A lui si deve, tra l’altro, l’individuazione degli ultimi Fratelli ammessi e dei due che lo saranno alla ripresa autunnale dei nostri lavori ! Ha chiesto di occuparsi, in quanto altro Vice – Presidente, della Beneficenza. Infatti, la Comunità, della quale, come sapete, è Segretario Generale, è il luogo ove affluiscono le maggiori richieste di aiuto. Non tutte possono essere prese in carico dalla Comunità stessa, ma il vaglio che potrà effettuare Micky ci fornirà i casi più adatti ai nostri interventi. L’alto incarico di Sorvegliante è stato affidato al Fratello Guido Vitale. E’ il primo dei nuovi entrati. Nei pochi mesi di sua appartenenza, ma ancor più nel suo compito di Direttore Responsabile del Sito della nostra Comunità (Mosaico) ha saputo farsi apprezzare per la sua ampia cultura ebraica ed umanistica e per come la sa porgere a chi lo ascolta. Ce lo ha anche dimostrato durante un’interessantissima seduta aperta durante la quale ha fatto parte dei relatori. La Commissione Culturale che presiederà avrà in lui un validissimo timoniere. L’incarico di Tesoriere è stato affidato al Fratello Flavio Alazraki che, nello scorso Consiglio, ricopriva la carica di Maresciallo. L’abilità e la professionalità dimostrata nello svolgimento delle mansioni che gli spettavano ci hanno suggerito di effettuare questo cambiamento che, di sicuro, va inteso come una promozione. Il nostro Maresciallo sarà il Fratello Joe Sciaky. Ha già svolto nel passato questo compito, quando ha dovuto sostituire la Moglie/Sorella Miretta che aveva avuto problemi imprevisti, e la perizia mostrata in tali frangenti ci assicura che, anche in futuro, sarà in grado di far funzionare tutto nel migliore dei modi. Si occuperà della Commissione Ricreativa e tutti noi ne trarremo beneficio. Il primo dei Segretari è il Fratello Maurizio Ruben. Avvocato, anche se da pochi mesi è con noi, ha già fornito prova d’assiduità di frequentazione e di proprietà di comportamento tutte le volte che ha voluto prendere la parola dal pubblico. Ha anche già tenuto nella nostra Loggia un’interessante relazione sui rapporti tra religione ebraica e legislazione Italiana. Questo assieme al secondo Segretario che è il Fratello Ruben Pescara. Anche lui Avvocato e da poco tra le nostre fila, ma si è parimente distinto per l’attaccamento che ha dimostrato alla nostra Associazione ed alle strutture Comunitarie. Assieme si divideranno i compiti di stendere i verbali, inviare la corrispondenza etc. Con questo parrebbe che tutto fosse giusto e perfetto e che nulla restasse da fare al Presidente. Magari fosse così ! Penso che avrò una serie di compiti molto gravosi. Desidero occuparmi personalmente di riallacciare tra tutti noi quello spirito d’Amore Fraterno e d’Armonia che pare negli ultimi anni essersi un poco disgregato. Piccoli o grossi screzi o incomprensioni hanno portato ad allontanarsi Sorelle e/o Fratelli prima più propensi a frequentare le nostre riunioni. Cercherò di capire le motivazioni di tutti quelli che non frequentano più con assiduità e farò tutto il possibile per porvi rimedio in modo definitivo. Non dobbiamo mai dimenticarci che ci consideriamo Sorelle e Fratelli e che anche in ogni famiglia sorgono delle difficoltà, ma si cerca, e, nella maggior parte dei casi, si riesce, a porvi rimedio. Sin d’ora chiedo a tutti di invitare il Consiglio a tenere a casa propria una riunione. Così facendo l’ospite potrà meglio vivere le problematiche che ci si porranno e le soluzioni che ad esse cercheremo di dare. Affiancherò con estrema assiduità il Vice-Presidente che si occuperà della Beneficenza. Questa è uno dei nostri obiettivi principali e se non ne facessimo a sufficienza in nessun caso avremo assolto i nostri doveri. Uno dei cardini della mia attività sarà l’attenzione ai problemi che investono la nostra Comunità (non parlo di quelli strettamente finanziari che sarebbero troppo gravosi per le nostre poche forze). L’appartenenza al Popolo Ebraico è da sempre fonte di discussione e desidero che anche il Benè Berith si faccia un’opinione in merito con l’aiuto ed il conforto dei nostri Maestri, ma anche nell’ottica di realtà diverse da quelle tradizionali, sia meno che più “ortodosse”.
Usciti dalle nostre Scuole (se le hanno frequentate), dal Benè Akiva o dalla Shomer Hatzair sono ben poco seguiti da Enti Ebraici. Dobbiamo assolutamente fare qualche cosa d’importante per loro, mi riferisco per esempio ad un Benè Berith Giovanile (BBYO), in modo da aiutarli ad inserirsi nel mondo che li attende sotto tutti i punti di vista non ultimo quello di trovare, con maggiore facilità, la propria anima gemella tra i correligionari. Vorrò occuparmi dell’inserimento tra le nostre fila delle Sorelle e dei Fratelli entrati negli ultimi anni. Troppo spesso vengono ammesse persone d’estreme validità e poi queste sono lasciate completamente a se stesse senza che nessuno cerchi di far capire loro che cosa vuol dire veramente essere un Benè Berith. Solo se questi avranno assorbito veramente il nostro “Spirito” potranno poi ritrasmetterlo a chi seguirà noi e loro in questo nostro cammino. Uno strumento per fare questo potrebbe essere riprendere l’uso delle riunioni il Sabato sera di 8-10 coppie nelle nostre case che sono servite, nel passato, oltre a dibattere di problemi importanti ed attuali, ad iniziare o ad aumentare la reciproca conoscenza e quella dei nostri principi, scopi ed obbiettivi. Infine, ma certo non ultimo in ordine d’importanza, viene il sostegno che la nostra Organizzazione qui a Milano come in tutta Europa e nel mondo intero garantisce al nostro Stato d’Israele. Se anche qualcuno di noi, talvolta, e per motivi vari, non si trova in perfetta sintonia con le decisioni prese dai governanti Israeliani dobbiamo cercare di dibattere questi “distinguo” al nostro interno e far sentire forti le nostre parole in difesa della sicurezza e della continuità dello Stato anche se non si possono sottacere completamente i diritti ad un proprio Stato dei Palestinesi. Ho chiesto alla Sorella Ester Picciotto di occuparsi della Commissione Israele da esterna al Consiglio. Sono sicuro che il lavoro lei che svolge nel tenere sotto costante sorveglianza gli scritti sui nostri giornali e nel rivolgersi ai vari Direttori per ribattere alle loro disinformazioni potrà dare ancor più proficui frutti se lo potrà svolgere sotto l’egida del Benè Berith. Ma non la lasceremo certamente sola in questo compito così come questa non sarà la sola azione in favore d’Israele. Attività culturali e ricreative di grossa portata e che daranno visibilità alla nostra Organizzazione, sono già in elaborazione, ma oggi è ancora troppo presto per parlarne e, farlo, toglierebbe gran parte dell’effetto sorpresa che vorrò sfruttare al giusto momento. Spero che il lustro del quale si potrà ornare il Benè Berith nei prossimi 2 anni possa essere tale da attrarre nuovi Bussanti alle porte del nostro Tempio, ansiosi di condividere con noi la gioia dell’appartenenza al nostro Ordine! Grazie ed ancora un Fraterno Shalom a tutti ! Daniele Leoni Milano, 5 giugno 2006
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Beneficenza |
Amore
fraterno concepito come un intimo bisogno di riconoscere nel nostro prossimo un fratello, di compatire anche i suoi difetti perché sappiamo a nostra volta di non esserne immuni, di porgergli una mano nelle difficoltà che egli deve affrontare, di meritare la sua piena fiducia così che egli sappia di poterci confidare i suoi dubbi, le sue angosce, le sue debolezze e di poterne ricevere conforto. |
Armonia come capacità di rispettare e di accettare le idee, le opinioni, le manifestazioni di pensieri e di sentimenti altrui, confrontandole, e non subordinandole alle proprie. |
Sono I Figli Del Patto
Qualunque sia il loro modo di definire e di vivere lebraismo, il Bené Berith è e sarà sempre in prima linea per attenuare le sofferenze degli ebrei in tutto il mondo.
Il Bené Berith ha denunciato per primo la situazione degli ebrei in Unione Sovietica, mobilitando lopinione pubblica molto prima che Elie Wiesel parlasse degli Ebrei Del Silenzio.
Contro il razzismo e lantisemitismo, ha fondato lADL.
Spazio di riflessione e di cultura, fu il primo luogo dove Sigmund Freud presentò i suoi lavori sulla psicanalisi.
Organizzazione umanitaria presente in più di 50 paesi, il Bené Berith si batte per i diritti dellUomo, di qualunque razza e colore.
Rifiuta un ghetto comodo per battersi continuamente per la dignità degli uomini e delle donne, e per dare il suo contributo alla creazione di un mondo migliore. La sua presenza come organizzazione non governativa allONU, allUNESCO, nei consigli comunali in tutte le città degli Stati Uniti, allinterno delle Comunità Europee, e più recentemente presso lassemblea dei paesi ex Unione Sovietica, gli permette di trovarsi sempre coinvolto, in prima linea per questa battaglia.
Ha avuto un ruolo decisivo nel convincere Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, a schierarsi a favore di uno stato ebraico in Palestina. Eddie Jacobson, amico del presidente Truman e suo confidente, era un Bené Berith, come lo era Chaim Weizman.
Da allora, limpronta del Bené Berith è stato forte nello stato dIsraele, sotto forma di embrioni di Kibbutzim, di Ospedali, Biblioteche, Scuole ecc.
La modernizzazione della lingua ebraica, questo elemento fondamentale di Identità, è stato realizzato con il forte contributo di Eliezer BenYehuda, primo segretario del Bené Berith in Israele.
Dalla caduta del muro di Berlino, il Bené Berith si è dato un compito difficile e appassionante: la ricostruzione di quelle comunità, per lungo tempo oppresse, private delle loro radici e della loro cultura.
Potrei continuare con una quantità impressionante di realizzazioni del Bené Berith. In sostanza, i dodici emigrati ebrei tedeschi che si riunirono nel lontano 13 ottobre 1843 a New York per fondare questa associazione, hanno vinto la loro battaglia. Siamo vivi e forti. Siamo sempre pronti ad agire per la realizzazione dei nostri scopi, per combattere per la dignità delluomo. Noi ci chiamiamo fratelli e sorelle. Cerchiamo di agire in modo che questa terminologia corrisponda ad un reale sentimento, e ad un adeguato comportamento.
Che cosa fa il Bené Berith oggi.
Organizza delle manifestazioni che permettono ai suoi membri di essere più coscienti della loro identità ebraica grazie a delle conferenze, delle giornate di studio e di ogni tipo di pubblicazione.
Promuove la conoscenza dei testi e delle tradizioni ebraiche. Cerca continuamente di mettere in rilievo "i sentimenti comuni" agli ebrei.
Aiuta il suo prossimo, anche con piccole azioni minime e quotidiane, sostenendo i bisognosi, i bambini e le loro famiglie. Elargisce contributi, borse di studio. I suoi membri si prodigano nel visitare le persone sole, malate.
Lotta contro il razzismo e lantisemitismo.
Dai suoi inizi il Bené Berith si è assegnato lo scopo di difendere i diritti dell'uomo, di lottare contro discriminazioni razziali, di intervenire in favore delle vittime e di perseguitati politici.
Interviene ugualmente come altri organismi non governativi nei grandi movimenti internazionali a favore delle vittime di catastrofi naturali e di guerre di pulizia etnica.
Il Bené Berith è stato il punto di diamante nella lotta per la libertà degli ebrei nellUnione Sovietica, negli ultimi trent'anni.
Ancora oggi, si impegna con forza per la sopravvivenza sia fisica che come popolo, degli ebrei dellest europeo.
Molto prima di altre organizzazioni non governative, vent'anni prima della creazione della Croce Rossa, cinquant'anni prima della Rotary, il Bené Berith dimostrò la sua efficacia per il riavvicinamento degli uomini di buona volontà, ebrei e non ebrei, e nella difesa dei diritti dell'uomo.
Si mobilitò, probabilmente per la prima volta nella storia, per un diritto dingerenza umanitaria e negli interventi di assistenza durante catastrofi naturali, in America e nel resto del mondo. Iniziò così una dinamica, che fu ripresa presto da altre associazioni.
Il Bené Berith ha sempre lottato per un vero avvicinamento tra popoli e culture, soprattutto con la Chiesa cattolica, durante il concilio Vaticano II e durante le polemiche sul Carmel ad Auschwitz. Oggi il Bené Berith fa parte di molti comitati interconfessionali a livello nazionale ed internazionale. (Vaticano, consiglio ecumenico delle chiese ecc.). Ed ha stabilito da anni relazioni importanti con il mondo non ebraico.
La memoria della Shoà, la nostra memoria storica e di dolore, è una priorità per il Bené Berith, che partecipa anche attivamente alle diverse commissioni che studiano la restituzione dei beni delle comunità e dei nostri fratelli perseguitati, deportati, sterminati nei campi della vergogna.
Il Bené Berith non è un'organizzazione ghetto, non è un'organizzazione centrato soltanto su azioni umanitarie: deve anche avere un ruolo di avanguardia nella comunità ebraica, esattamente come gli esploratori inviati da Mosè e da Giosuè verso la terra promessa.
All'interno della comunità ebraica stessa, il Bené Berith cerca di rompere certi pregiudizi, permettendo a uomini di origine e livello sociale diversa di potersi parlare, di apprezzarsi.
Nel Bené Berith ogni ebreo responsabile e fiero delle sue tradizioni può trovare la tolleranza e l'ascolto dell'altro, può esprimersi liberamente nel rispetto dei suoi fratelli.
L'unità del popolo ebraico è sempre stata una nostra priorità. Continueremo anche oggi a lottare per l'unità degli ebrei e per promuovere i valori ebraici più alti, per il bene dell'umanità.
All'interno del Bené Berith, si ritrovano religiosi e non religiosi, ebrei assimilati e non, ebrei di destra ed ebrei di sinistra, tutti quelli pronti a lottare contro la discriminazione razziale e religiosa, pronti a rendersi utile in caso di catastrofe o di guerre, pronti a promuovere la cultura, a battersi per il proprio retaggio e lunità, a difendere e promuovere i veri valori dellebraismo ed ad impegnarsi per il bene, contro il male.
Il Bené Berith è unassociazione in cui risulta indispensabile sentirsi coinvolti come persona e come ebreo, unassociazione cui si contribuisce con idee, con coinvolgimento personale, con sostegno morale e materiale, e con un forte spirito di fratellanza.
Ad un primo bilancio dei 150 anni della sua storia possiamo affermare senza paura che nessun'altra organizzazione ha ottenuto così tanti risultati. Questo è dovuto probabilmente, alla sua grande flessibilità, alla grande facilità con cui si adatta ai paesi e agli uomini, e soprattutto allo spirito degli uomini che lo compongono. Il Bené Berith corrisponde a un bisogno di identità, ad una ricerca delle radici, per uomini e donne che sentono il mondo cambiare a grande velocità, con punti di riferimento che mutano incessantemente.
Noi membri del Bené Berith europeo dobbiamo pienamente assumere la nostra cittadinanza nazionale ed europea, in un'Europa che si cerca, conciliando il nostro retaggio culturale ebraico con questa nuova identità.
Dobbiamo essere coscienti che lo spirito della nostra epoca tende a renderci sempre più individualisti e che dobbiamo lottare contro una certa inerzia che tende a piazzarci ogni sera davanti al televisore, a riempirci di immagini predigeriti, anestetizzanti, e a privarci della nostra voglia di andare sempre avanti. Dobbiamo lottare contro questa tendenza ed avere la voglia di realizzare grandi progetti in comune, per passare dal sogno alla realizzazione del sogno, per noi Bené Berith, "figli dell'alleanza", Am Ehad.
Milano 22 ottobre 1998
Avram Hason
All'inizio del secolo XIX, gli Stati Uniti conoscevano le prime massicce ondate d'immigrazione che partivano soprattutto dall'Europa. Gli Ebrei del centro Europa, pur liberati dalla clausura nei ghetti, si sentivano ancora segnati dalla discriminazione nella vita sociale, culturale ed economica. La situazione era ben più grave nell'impero russo, dove regnava la segregazione più fanatica, che esplodeva spesso in atti di banditismo e in pogrom, mantenendo un'atmosfera di terrore permanente.
In questo oscuro quadro, l'America appariva come un porto di libertà per tutti, che apriva le porte ad un futuro migliore. Ogni anno, migliaia di Ebrei affluivano alla grande porta, New York, senza aver la più pallida idea di quello che li aspettava. In effetti, quello che trovarono allo sbarco non era ancora il paradiso sognato. La maggioranza degli immigrati era in stato di povertà e dovevano accontentarsi spesso di lavori umili e pesanti per procurarsi l'indispensabile. Perduti in questo mondo caotico, vivevano accanto a persone arrivate da tutte le parti e che parlavano tutte le lingue: non avevano né il tempo né i mezzi per mantenere i loro legami con l'Ebraismo.
Inoltre, essi trovarono un gruppo di ebrei a maggioranza sefardita, circa 3000 persone ben integrate ma divise in congregazioni e comunità separate: una vera e propria Torre di Babele.
Il 13 Ottobre 1843, dodici immigrati dalla Germania, su iniziativa di Henry Jones, si riunirono nel Caffè Sinsheimer, nel cuore di New York, per discutere seriamente i problemi che toccavano il popolo ebraico, con speciale riferimento a quella che era la situazione degli immigrati in America da molti paesi, portando usi, costumi, lingue e educazione diversi. Essi costatarono l'assenza dunità, i dissensi e le discriminazioni esistenti e riscontrarono che esisteva la necessità assoluta di creare un Associazione fraterno che potesse riunire tutti gli ebrei.
Così nasceva il Bené Berith; quello che sarebbe diventato la più grande organizzazione ebraica del mondo.
Ecco come sono definiti gli scopi e gli ideali dell'Associazione nella formula costituzionale preparata dai fondatori:
"Il Bené Berith assume la missione di unire gli Ebrei per la difesa dei loro interessi; per sviluppare ed elevare il carattere intellettuale e morale del nostro popolo; per sviluppare in loro i più nobili principi di filantropia, di onore e di patriottismo; per promuovere le scienze, le lettere e le arti; per alleviare le sofferenze dei poveri e dei bisognosi, assistere le vittime delle persecuzioni, visitare ed aiutare gli ammalati, proteggere la vedova e l'orfano, secondo i più ampi principi di umanità."
Concepito inizialmente per fronteggiare i problemi degli ebrei di New York e dei nuovi immigrati, aiutandoli a trovare lavoro, ospitandoli, ottenendo loro dei sussidi, creando scuole ed asili per i loro figli, l'Associazione fece vedere ben presto l'efficacia della sua azione e si diffuse negli Stati Uniti, più tardi nei Paesi europei, e recentemente anche in altri continenti.
Alla prima Sezione, creata a New York nel 1843, si aggiunsero rapidamente molte altre, sia a New York sia in tutte le città del Paese con popolazione ebraica. Spesso fu il Bené Berith a prendersi carico della creazione di strutture comunitarie nuove, costruendo la prima sinagoga. Il successo fu talmente spettacolare, che all'inizio del secolo esistevano già più di mille Sezioni negli Stati Uniti.
In Europa, il primo centro Bené Berith fu fondato a Berlino, nel 1882, sotto il nome "Sezione dell'Impero Tedesco". L'esempio fu seguito da molte altre città che avevano una comunità ebraica, all'eccezione dell'Impero russo. Nei loro ranghi, queste Sezioni ospitavano personalità prestigiose come Teodore Herzl, Max Nordau, Nahum Sokolov, Sigmund Freud, Albert Einstein, Chaim Weizmann, David Ben Gurion. Essi si sentivano legati da una comune passione e un desiderio ardente per la completa emancipazione dell'ebraismo mondiale.
Colpito duramente dalla peste hitleriana, il Bené Berith fu interamente distrutto in Europa durante l'ultima guerra mondiale ad eccezione della Gran Bretagna. Così sparirono i distretti n.9 in Germania, 10 in Romania, 11 in Cecoslovacchia, 12 in Austria-Ungheria, 13 in Polonia, 16 in Grecia e Turchia, 17 in Jugoslavia e 18 in Bulgaria.
Grazie ad un nuovo impulso che venne dagli Stati Uniti, nel 1946 l'Associazione rinasceva nell'Europa continentale, con la fondazione di cinque nuove Sezioni in Francia (Parigi, Lione, Strasburgo, Marsiglia e Nizza) e di qualche altra Sezione altrove. Con una crescita veloce, si è arrivati alla formazione del nuovo Distretto 19, che copre tutte le Sezioni europee eccetto la Gran Bretagna, e che si stende dalla Spagna alla Turchia, dalla Svezia alla Grecia. Al Distretto 19 si aggiungono le nuove Sezioni create recentemente nei paesi dell'Est, che hanno ritrovato finalmente la strada della libertà.
A dispetto delle leggi liberali di cui beneficiano oggi gli Ebrei in tutti i paesi democratici, l'antisemitismo è lungi dall'essere definitivamente sconfitto. Oggi come ieri, la difesa della nostra dignità e identità rimane la nostra priorità assoluta. Per questa ragione, il Bené Berith creò nel 1913, negli Stati Uniti, l'ADL (Anti Defamation League) che doveva contribuire, con la sua azione determinata, ad attenuare le tendenze antiebraiche in quel Paese ed altrove.
In parallelo, per intensificare il diffondersi della cultura ebraica, e preoccupandosi della perdita di motivazioni della gioventù studentesca, nel 1923, il Bené Berith creò la prima Fondazione Hillel, che doveva fungere da "forum" culturale, religioso e sociale ai circa quattrocento studenti ebrei dell'università dell'Illinois, a Chicago. Da allora i movimenti Hillel si sono propagati a traverso i campus di circa trecento università, di cui 280 negli Stati Uniti, 16 in Gran Bretagna, una in Svezia, una in Olanda, in Svizzera.
Nel 1924, sempre negli Stati Uniti, è stato fondato il BBYO (B'nai B'rith Youth Organisation) un movimento per insegnare ai giovani la tolleranza, le virtù della tsedakà, sviluppare le loro conoscenze ebraiche, la nozione dell "unità nella diversità", intensificare il loro impegno verso Israele, coinvolgerli nei problemi comunitari e creare fra di loro i futuri leaders. Oggi il BBYO è presente in 46 Paesi attraverso il mondo.
Grazie alla sua influenza negli ambienti politici degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, il Bené Berith è stato il primo organismo non governativo ad acquisire un seggio permanente all'ONU e presso tutte le sue principali emanazioni come l'UNESCO, l'UNICEF, l'OMS. Oltre Atlantico, il suo impatto politico è talmente importante, che i suoi dirigenti sono consultati e spesso ricevuti alla Casa Bianca a proposito di decisioni concernenti l'Ebraismo e Israele. Nelle città americane con una forte popolazione ebraica, il Bené Berith occupa un seggio permanente nel consiglio municipale.
Il Bené Berith è oggi la più grande e antica organizzazione ebraica presente in 56 Paesi con circa 200.000 membri (escluso Hillel e BBYO).
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Durante tutta la sua esistenza, i grandi principi del nostro Associazione non sono rimasti parole vane scritte su un pezzo di carta. Al contrario, si sono spesso concretizzate in azioni dimportanza capitale. Tra le azioni storicamente più importanti:
1865 aiuto sostanziale per alleviare le sofferenze e le distruzioni causate dalla grande epidemia di colera in Palestina, allora occupata dall'Impero Ottomano.
1870 Benjamin Peixotto, ex Presidente del Bené Berith Internazionale, sensibile alle sofferenze patite dagli Ebrei di Romania, convinceva il Presidente degli Stati Uniti Grant, ad aprire il primo consolato a Bucarest e si faceva nominare console. Con la sua azione energica, riusciva a mettere fine alla campagna di persecuzione in atto e contribuiva in maniera determinante all'emancipazione degli Ebrei di questo Paese.
1871 aiuto massiccio di viveri, vestiti e assistenza medica alle vittime del grande incendio a Chicago, creazione di ospedali e case per anziani bisognosi.
1901 essendo la comunità di New York sommersa da arrivi di nuovi immigrati cui non riusciva a far fronte, il Bené Berith, in collaborazione con la Fondazione Hirsch, creò un ufficio per organizzare il loro insediamento in altri Stati. Questufficio smistò più di centomila persone verso più di 250 città in tutti gli Stati Uniti.
1947 il Presidente americano H. Truman non era favorevole alla spartizione della Palestina. Eddie Jacobson, suo vecchio compagno darmi della prima guerra mondiale, nonché suo socio d'affari, fece in modo che ricevesse Chaim Weizmann, allora Presidente dell'Organizzazione Sionistica Mondiale. L'incontro fu decisivo.
1948 il Bené Berith ebbe un ruolo decisivo per il riconoscimento immediato dello Stato dIsraele da parte degli Stati Uniti alla proclamazione dIndipendenza. Malgrado le opposizioni del suo staff e soprattutto del Dipartimento di Stato fortemente pro-arabo, il Presidente Truman prese questa decisione capitale grazie ai ripetuti interventi di Eddie Jacobson.
Sin dalla fine del secolo XIX, kibbutz, biblioteche, opere sociali hanno avuto il marchio Bené Berith per lo sviluppo dello Stato dIsraele.
1960 sotto la spinta del Bené Berith, un ex Presidente, lo storico Jules Isaac, con l'aiuto del cardinale Bea convinceva il Papa Giovanni XXIII, a dare avvio a quel movimento riformatore che intendeva demolire tutta la dottrina antiebraica millenaria della Chiesa e che sarebbe culminato nel 1965 con la celebre dichiarazione "Nostra Aetate". Questo documento, approvato alla chiusura del Concilio Vaticano II, metteva fine a venti secoli di lotta contro il Popolo Ebraico.
Il Bené Berith è ora fortemente impegnato ad aiutare spiritualmente ed economicamente gli ebrei dell'Est.
Dalla sua fondazione il Bené Berith ha aiutato popoli di tutte le religioni nei tempi di bisogno. L'ultimo esempio è lo sforzo sostenuto per provvedere ad aiuti sanitari ai rifugiati ruandesi ora in Tanzania.
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È certo che la vita nella società è spesso una lotta permanente di tutti contro tutti, che l'uomo è costantemente sospinto nel suo egoismo personale che lo isola e lo allontana dal proprio prossimo e che la ricerca dei beni materiali e dei piaceri è spesso il motivo unico dell'azione delle masse. La creazione del Bené Berith si ricollega ad un bisogno profondo della natura umana: il bisogno damicizia e della fraternità fra gli uomini di buona volontà. Il Bené Berith ha compiuto un'opera immensa e splendida nella lotta per la pace, la giustizia e la libertà, la lotta contro ogni persecuzione e ogni tirannia, la lotta per la dignità, l'onore e i diritti della personalità umana. Ha lavorato e continua a lavorare per lo sviluppo della vita spirituale ebraica, la cultura ebraica e la vita comunitaria ebraica.
Il Bené Berith è un luogo dincontro e riflessione, per l'arricchimento morale, culturale e spirituale dei suoi membri. E' un luogo di dialogo dove tutte le opinioni trovano libertà di espressione con i più puri sentimenti di fratellanza, di rispetto reciproco e in perfetta armonia.
Tra tutte le organizzazioni a carattere umanitario nel mondo, il Bené Berith è uno delle più misconosciute quanto alle sue aspirazioni e al suo significato, forse a causa della riservatezza che caratterizza le sue azioni. Anche negli ambienti ebraici, la sua influenza nella comunità è spesso ignorata, mal definita o sottovalutata. Peraltro, il nostro Associazione è spesso associato alla Massoneria. Ciò lo fa apparire, negli ambienti antisemitici, una forza occulta, come la mistificazione tristemente famosa dei "Protocolli dei Saggi di Sion".
La nostra generazione sta conoscendo unevoluzione importante che si contrappone ad un passato pieno dodio, di discriminazioni e di persecuzioni. Le barriere e i pregiudizi contro di noi cadono uno dopo l'altro. Ma evitiamo un ottimismo eccessivo. Le prove di una rinascita di vecchi demoni antisemitici sfilano continuamente davanti ai nostri occhi. I partiti politici di estrema destra e quelli di impostazione dittatoriale, porta bandiera tradizionale dell'antisemitismo razzista -come nel passato il nazismo ed il fascismo- fioriscono in piena libertà in tutti i Paesi democratici e nei Paesi ex comunisti.
All'indomani della Shoà, l'assassinio collettivo più atroce della storia dell'umanità, l'Ebreo si è spesso trovato davanti ad un dilemma: mettere fine all'incubo di essere sempre oggetto di pregiudizi, di diffidenza, spesso di discriminazioni, qualche volta anche di minacce, confondendosi intimamente con il suo entourage e assimilandosi, oppure rimanere sempre fedele al proprio patrimonio, così appesantito da drammi e pericoli, ma anche così esaltante.
Per quelli che scelgono la seconda via, è importante anche definire i mezzi di sopravvivenza in quanto ebrei, che possono essere sia la pratica religiosa, la convinzione di difendere un ideale trasmesso fino a noi attraverso quaranta secoli di peripezie, sia la salvaguardia del nostro patrimonio culturale.
Anche se le vie possono essere diverse e sembrare delle volte incompatibili, ciascun ebreo fa parte dell'alleanza che lo lega a tutti gli altri.
Gli ebrei sono uniti dalla loro destinazione che da sola dà significato a tutta la storia ebraica. L'alleanza significa l'impegno del "popolo eletto" a camminare sulla via della giustizia e della rettitudine per realizzare, insieme agli altri popoli, il sogno di un mondo perfetto.
I Bené Berith, Figli dell'Alleanza, sono impegnati a mantenere vivo questideale, a lavorare in unione e armonia per il bene del nostro popolo e di tutta l'umanità.
IL NOSTRO MOTTO È :
BENEFICIENZA, AMORE FRATERNO E ARMONIA
Per capire bene lo svolgimento delle attività delle Sezioni Bené Berith, è opportuno tracciare un organigramma semplice della nostra organizzazione a tutti i livelli.
Poiché il Bené Berith è stato fondato negli Stati Uniti nel 1843, è prerogativa della capitale di questo Stato ospitare la nostra sede centrale, tenuto anche conto del numero delle Sezioni americane. Quindi, la Direzione Centrale del B'nai B'rith International si trova a Washington. Le iniziative e la cura delle relazioni con le istituzioni americane e internazionali (ONU, UNESCO, UNICEF, OMS) competono alla Direzione Centrale, così come la sorveglianza delle attività sviluppate attraverso tutte le sue ramificazioni nel mondo, e l'accettazione della creazione di nuove Sezioni con lapprovazione dei loro statuti.
Nel corso dello sviluppo della nostra Associazione negli Stati Uniti ed altrove, vista l'impossibilità di centralizzare l'unione di tutte le Sezioni sotto una sola autorità, si è resa necessaria la creazione di agglomerati geografici di Sezioni. Così sono nati i Distretti; all'inizio negli Stati Uniti, poi in Europa, e via via negli altri continenti. Secondo i propri statuti, ciascun Distretto può essere regionale (come negli Stati Uniti), nazionale (come Israele e Gran Bretagna), o internazionale come il Distretto 19 che copre tutta l'Europa continentale e al quale appartiene la nostra Sezione.
I Distretti attuali sono : 1 - 7 Stati Uniti 14 Israele 15+19 Europa(Nuova fusione tra il Distretto 15 Gran Bretagna e il Distretto 19 Europa continentale) 21 Australia 22 Canada 23 America Centrale 24 Sud Africa 25 Brasile 26 Argentina 27 Cile e Bolivia (una sola Sezione) 28 Uruguay e Paraguay
Gli Stati Uniti, allo scopo di portare i programmi e gli scopi più vicini alla base, hanno deciso, entro il 1998, di eliminare i Distretti. Al loro posto ci saranno circa 20 unità più piccole (regioni) rappresentate direttamente nel Board of Governors.
La direzione delle attività del nostro Distretto è affidata a un Comitato Esecutivo. Poiché l'amministrazione dell'Unione Europea si trova a Bruxelles, anche gli uffici amministrativi del Distretto sono stati traslocati da Parigi a Bruxelles.
Il Comitato Esecutivo viene eletto ogni due anni, durante un congresso dove sono rappresentate tutte le Sezioni con uno o più delegati, secondo il numero totale di iscritti della Sezione (un delegato per ogni 60 membri o frazione). Il suo compito è di coordinare e promuovere tutte le azioni di interesse comune, escluse le attività interne di ogni Sezione. I membri del Comitato Esecutivo sono eletti a titolo personale.
Alla base della piramide, ogni Sezione è autonoma e può liberamente decidere la propria azione, purché essa sia ispirata ai principi che stanno alla base della creazione della nostra Associazione. Negli anni, si è reso indispensabile la definizione di organi interni della Sezione, e di un regolamento interno da portare a conoscenza di ogni membro immediatamente all'ammissione.
L'osservanza di questo regolamento deve guidarci nell'adempimento dei nostri doveri, nella volontà di proseguire la nostra azione per il bene della comunità, in un'atmosfera di armonia e di fratellanza.
TRA LA PREISTORIA ED IL FUTURO
Ogni iniziativa, ogni storia, ha una sua preistoria che ne spiega l'origine, che fornisce le ragioni perché certi avvenimenti siano accaduti in un posto e in un ambiente determinato piuttosto che in un altro ed i fatti abbiano seguito una certa sequenza. Sono questi i fattori originali che danno l'impronta ad una struttura condizionandone l'azione successiva.
Nel 1933-34 cominciarono ad arrivare in Italia, in particolare a Milano, i primi profughi che cercavano rifugio dalle persecuzioni hitleriane. Nacquero comitati spontanei per aiutarli. Questi comitati erano per lo più formati da persone appartenenti a famiglie che avevano saputo far convivere, talvolta armoniosamente, talvolta dialetticamente, nei centocinquant'anni successivi all'emancipazione dovuta alla Rivoluzione francese, la propria identità ebraica ed il proprio impegno nella società civile in difesa dei valori di fratellanza, di libertà e di giustizia sociale.
Tutti, in un modo o nell'altro, avevano trovato nelle radici ebraiche e nell'insegnamento profetico le fondamenta del proprio impegno. Nulla è mai idilliaco. Vi furono anche allora posizioni differenziate e talvolta conflittuali all'interno delle Comunità, dei comitati, delle famiglie. Ma lo straordinario risultato, sintesi di questo travaglio, fu che operarono fianco a fianco laici ed osservanti, sionisti sin dall'inizio del movimento e coloro che ritenevano opportuno battersi per la libertà, per una maggiore giustizia sociale o per nuove strutture internazionali nei partiti tradizionali o nei nuovi movimenti. La sera di Pasqua tutti sedevano intorno allo stesso tavolo, leggevano l'Haggadà e cantavano Betzet Israel. A queste tavole, a questi comitati si unirono, fraternamente accolti, coloro che venivano da lontano. Essi pure parteciparono alla tutela ad all'accoglienza di coloro che arrivarono successivamente.
La situazione generale nel 1933-34 era già difficile per tutti in Italia a causa delle violenze e delle vessazioni del totalitario, del poliziesco regime fascista e della crisi economica. Questa situazione si aggravò ulteriormente per gli ebrei nel 1935-36 con il cambiamento della politica estera mussoliniana e l'alleanza dell'Italia con la Germania hitleriana.
Nel 1938 entrarono in vigore le leggi razziali volute da Mussolini. Le persecuzioni in Italia divennero pesanti. Per pensare anche ai propri fratelli e non solo alla personale salvezza occorrevano sempre più spirito di fratellanza, abnegazione, idee, ideali, coraggio e mezzi. Tutto questo non mancò mai e vi fu chi continuò a lottare per gli altri anche nel momento del massimo pericolo, dopo l'8 settembre 1943, e sino al 25 aprile 1945. Negli stessi ambienti e dalle stesse persone fu poi svolta successivamente l'azione che va sotto il nome di Alià Bet. Questo lavoro cominciò lo stesso 25 aprile 1945 per proseguire con successo sino al maggio del 1948 e, in forme diverse, anche dopo. A tutti quei generosi noi Bené Berith abbiamo idealmente dedicato la nostra Sezione, intitolandola ai nomi di Nathan e Anna Cassuto.
Nathan, fiorentino, medico, rabbino anche a Milano, fu catturato nel 1943 a Firenze mentre organizzava l'assistenza ai correligionari. Deportato ad Auschwitz, non fece ritorno. La moglie Anna fu catturata a tradimento pochi giorni dopo il marito, mentre cercava di portargli aiuto. Sopravvissuta ad Auschwitz, dopo aver fatto con i figli l'Alià, mori combattendo per l'indipendenza di Israele nel 1948. Alla loro memoria e a quella dei fondatori della Sezione e dei primi iscritti che non sono più cinchiniamo con rispetto.
E' ad uno di questi eroi senza divisa della Resistenza ebraica che si deve l'origine della nostra Sezione, anche se lui personalmente non è mai stato iscritto al Bené Berith. Angelo Mordechai Donati, modenese, nato nel 1885, avvocato, dal 1915 al 1918 valoroso combattente nell'esercito italiano. Nel 1919 si stabilì a Parigi dove si dedicò con successo ad attività finanziarie che abbinò inscindibilmente al suo impegno di filantropo. Sionista, vecchio amico di Weizmann, collaborò con la delegazione ebraica alla Conferenza di Versailles dei 1919. Nel 1932 iniziò la sua lunga battaglia per salvare, giorno dopo giorno, il più gran numero di vite possibile dalle persecuzioni naziste. Venne la guerra, la disfatta della Francia, l'occupazione di Parigi.
Angelo Donati si trasferì a Nizza e dal 1940 al 1943 la sua attività ebbe del leggendario. Riuscì per tre anni, ambasciatore senza Stato, guerriero senza armi, a difendere i trentamila fratelli ebrei del sud-est della Francia dalle deportazioni naziste. Dopo l'8 settembre 1943 la caccia delle autorità naziste e fasciste a Donati, nella più generale caccia all'ebreo, fu particolarmente accanita dato che, come scriveva il SS Obersturmfuhrer Roethke il 26 settembre 1943 da Parigi all'Ufficio centrale della sicurezza del Reich a Berlino (telegramma n.68365): "L'arresto di Donati è di un'importanza capitale in quanto egli era la mente direttiva degli ebrei nella zona di influenza italiana". Per fortuna Donati riuscì a sfuggire alla ricerca e a riparare in Svizzera.
Per i suoi meriti di resistente fu il primo italiano che ottenne da De Gaulle il permesso di rientrare nella Francia appena libera, dove ricoprì sino alla sua morte, nel 1960, la carica di delegato per la Francia della Croce Rossa Italiana e di ambasciatore della Repubblica di San Marino presso la Repubblica francese. In tale veste fu vicino ai primi diplomatici israeliani, facilitando loro il compito nelle relazioni con le autorità francesi.
La vigilia di Rosh ha-Shanà del 1946 Angelo Donati, fratello di mia madre Marianna, "lo zio Angelo" mi venne a trovare a Ventimiglia dove lavoravo e andammo insieme a Nizza, al Tempio. Quando i fedeli si resero conto che era entrato Donati, la funzione si fermò. Tutti vollero abbracciarlo, tutti piangevano, troppi erano i morti e troppo recenti. Troppa era la gioia di rivedere Angelo vivo. Da quel momento un vecchio signore silenzioso, dopo aver abbracciato Angelo, gli si mise alle spalle e non lo lasciò più.
Tanto era estroverso e brillante Angelo Donati, tanto era chiuso e grigio Bruno Saslasky. Ebreo russo, fuggito da Kishinev nel 1903 dopo il pogrom, si era stabilito a Nizza dove commerciava in tessuti e biancheria.
Durante gli anni tra il 1940 e il 1943 aveva collaborato con Donati, sempre un po' defilato, mai in prima fila, ma in modo efficace. Aveva continuato nell'azione anche dopo l'8 settembre 1943, sino alla liberazione di Nizza nel 1944.
Subito dopo, era stato tra i fondatori della Sezione "Costa Azzurra" del Bené Berith, la prima del sud della Francia. Durante l'inverno 1946 e nel 1947 andai di frequente a Nizza e Saslacsky mi incontrava, mi interrogava, voleva conoscere le mie idee e quando gli dissi che bisognava creare da subito strutture permanenti per lottare contro l'antisemitismo e contemporaneamente l'intolleranza verso i diversi da sé, mi spiegò che questa associazione esisteva di già, che si andava diffondendo in Francia ed aggiunse che il nipote di Angelo Donati doveva farne parte.
Così, a ventisei anni, senza nessun merito da parte mia, divenni fratello Bené Berith.
La Sezione "Costa Azzurra" di Nizza era allora formata da una decina di fratelli. La struttura era modesta, i mezzi limitati. Comunque incominciammo l'opera.
Nel 1953 andai a visitare il Venerato Gran Presidente del Distretto 19, Edwin Guggheneim, della Sezione "Augustin Keller" di Zurigo e gli chiesi permesso di creare delle Sezioni Bené Berith in Italia.
Ne parlai per primo con il fratello Renato Della Torre, vecchio amico e compagno di università che avevo in quegli anni occasione di frequentare per ragioni di lavoro. Per un lungo anno incontrammo persone per spiegare loro le finalità dell'Associazione.
Ebbi alcune risposte positive, alcune negative e molte interlocutorie. Fu solo quando il rabbino capo di Milano, rav Ermanno Friedenthal e Berl Grosser mi diedero la loro disponibilità che mi resi conto che il nostro compito si stava concludendo in modo positivo.
Rav Ermanno Friedenthal fu il grande, dolce, saggio e tollerante maestro che guidò l'ebraismo milanese alla fine della guerra e per tutti gli anni della ricostruzione. Durante i diciotto mesi dell'occupazione nazista non aveva, con la sua famiglia, abbandonato l'Italia.
Uomo di fede, il professor Valpace, così si faceva chiamare nella clandestinità, non abbandonando in tal modo neppure nel nome la propria personalità, ebbe il coraggio di celebrare il Seder clandestinamente in quelle pericolose ed eccezionali circostanze. Non disponendo di un testo, alla vigilia della ricorrenza trascrisse a memoria su carta di fortuna tutta l'Haggadà in ebraico corsivo. Pochi mesi dopo, il primo venerdì di Milano liberata, il professor Valpace, ritornato rav Ermanno Friedenthal, recitò a memoria, tra le rovine del Tempio di Via Guastalla, tutta l'officiatura del Sabato entrante.
Dalla devastazione non si era salvato neppure un libro ed è da questo nulla che gli ebrei di Milano, seguendo i suoi insegnamenti, ripartirono con spirito di fratellanza per creare una casa per tutti.
Berl Grosser non è un fratello Bené Berith, è il Bené Berith: è la persona che raccoglie in sé tutte le qualità che fanno di un ebreo un vero fratello Bené Berith. Mangiare kasher è ritenuto una Mitzvà, ma mangiare kasher quando si ha fame, senza lamentarsene, senza ostentazione, senza fanatismo, senza voler imporre niente agli altri è di certo una Mitzvà più grande e completa.
Grosser ha mangiato kasher quando mangiare kasher voleva dire avere un po più fame degli altri. Aiutare i priori fratelli ebrei è una Mitzvà. Ma quando si aiutano i propri fratelli ebrei essendo profughi e minacciati di espulsione si compie una Mitzvà più grande e completa. Grosser ha contribuito a salvare centinaia di fratelli ebrei pur essendo egli stesso profugo e perseguitato.
Alla fine della guerra, dopo aver svolto quest'opera, si procurò un posto di lavoro per avere di che vivere per sé e la sua famiglia ed una pensione che gli permettesse di stabilirsi a Gerusalemme. "Le shanà habaà bJrushalaim", l'anno prossimo a Gerusalemme, lo diciamo tutti, in tutti i Seder, e di certo facciamo una Mitzvà. Ma è una Mitzvà più grande e completa lavorare tutta la vita per realizzare con le proprie forze, senza chiedere aiuto a nessuno, il sogno di fare l'Alià con la propria famiglia. E Grosser lo ha fatto. Vendere tovaglie di plastica è un mestiere onorevole per guadagnarsi da vivere onestamente; ma quando alla vendita di tovaglie di plastica una persona abbina l'organizzazione di una rete di ragazzi disoccupati, ebrei e non ebrei, li istruisce, trova per loro i finanziamenti, li aiuta sino a quando possono operare con i propri mezzi senza chiedere loro nulla in cambio se non di essere onesti, allora quella persona è un fratello Bené Berith.
Questo è quanto ha fatto Berl Grosser.
Il 29 agosto 1954 Edwin Guggheneim diresse la cerimonia di fondazione della nostra Sezione. Rav Friedenthal naturalmente ne fu il primo presidente.
Voglio ricordare, del periodo della mia prima presidenza nel 1967, subito dopo quella di Grosser, la generosità dimostrata dai fratelli in occasione della Guerra dei Sei Giorni ed i successi che la Sezione ottenne nel contribuire a salvare ed aiutare molti che allora erano nel bisogno. E fu nel periodo della mia seconda presidenza, nel 1989, che in seno alla Sezione si decise di avviare un'azione costante, atta a fornire all'opinione pubblica informazioni obiettive sugli avvenimenti nel Medio Oriente. Infine mi è caro ricordare la lunga ed efficace azione compiuta in tutti quegli anni dalla Commissione ADL, sotto la presidenza di Anri Matalon. Dalla fondazione della Sezione "Nathan e Anna Cassuto" sono passati quarant'anni e rimango convinto dell'utilità di un'associazione che abbia le finalità e le caratteristiche del Bené Berith.
Viviamo in una società nella quale la cellula base è estremamente parcellizzata e debole e sono quindi necessarie strutture che possano ricreare in qualche misura l'ambiente e l'atmosfera delle famiglie allargate di un tempo. Un ambiente dove persone con idee diverse si possano ritrovare serenamente insieme, dove possano nascere amicizie e dove ognuno sia portato a conoscere, rispettare ed aiutare l'altro a superare le inevitabili difficoltà, le materiali non sono le più gravi, della vita. In altre parole, un ambiente dove nessuno si senta più solo. Contemporaneamente si deve creare un ambiente che spinga ciascuno di noi ad aprirsi al dovere di dedicare una parte del proprio tempo, delle proprie energie, del proprio coraggio, dei propri mezzi al bene degli altri.
Ogni fratello deve operare con generosità al servizio degli altri fratelli della Sezione. Tutti i fratelli di Sezione devono operare con generosità e se necessario con coraggio al servizio della dignità dei fratelli ebrei e di tutti gli uomini che, secondo l'insegnamento dei nostri maestri, ci sono tutti fratelli in quanto esseri umani. Non solo, a cinquant'anni dal crollo del fascismo e del nazismo, i vecchi spettri dell'intolleranza, del totalitarismo, del localismo, del nazionalismo stanno di nuovo aggirandosi tra noi.
I mostri si sono risvegliati. Spetta anche ai fratelli Bené Berith il compito di essere vigilanti affinché il passato non abbia a ripetersi.
Amedeo Mortara - Ottobre 1994
La Loggia del Benè Berith di Milano porta il nome di Nathan e Anna Cassuto z.l., due figure emblematiche dell'Ebraismo italiano, dotati entrambi di qualità umane e spirituali non comuni e di una fede in Dio che non ha mai avuto cedimenti, nemmeno nei momenti più drammatici della loro esistenza.
Quale fosse il pensiero del Rabbino Nathan Cassuto sul doveroso ricordo di chi è scomparso è espresso dalle sue stesse parole. Stavano giungendo notizie dell'annientamento degli ebrei in Polonia e Nathan disse: "Oltre all'aiuto pratico, dobbiamo operare affinchè le vite di quelli a cui non è più concesso vivere continuino in noi, nella nostra vita, nelle nostre opere. Il nostro dovere è anche raccontare la vita di quegli uomini, e così, anche se purtroppo non potremo farli tornare in vita, potremo far sì che la loro vita non si spenga del tutto, che qualcosa di loro resti".
Nathan era nato a Firenze l'11 Ottobre 1909, figlio del Rabbino Prof. Umberto Cassuto, insigne storico e biblista, e di Bice Corcos. Compì i suoi studi a Firenze, dove si laureò brillantemente in medicina e chirurgia. Si specializzò poi in oculistica, divenne assistente nella Clinica Oculistica dell'Università di Firenze e nel corso della sua breve vita pubblicò numerosi studi nel suo campo. Nel 1938 conseguì a pieni voti la laurea al Collegio Rabbinico di Roma.
Anna era già entrata nella sua vita: si erano conosciuti e fidanzati giovanissimi (20 anni lui e 18 lei) e cinque anni dopo, nel 1934, si erano sposati.
Anna, figlia di Dario Di Gioacchino e di Emma Della Pergola, era nata il 20 Gennaio 1911 e apparteneva a una famiglia di solide tradizioni ebraiche. Nel giovane Nathan trovò una completa comunione di idee e di sentimenti e ne ricevette nuove ricchezze spirituali. Vivissimo era in loro l'ideale sionista che avevano ereditato dalle rispettive famiglie. Dalle loro unione nacquero 4 figli.
Nel 1937 Nathan vinse una borsa di studio di due anni presso l'Istituto Rockfeller di New York, ma dovette rinunziarvi perchè, chiamato a prestare servizio militare, gli fu ritirato il passaporto. Quei due anni in America li avrebbero sottratti alle leggi razziali.
Aveva poi fatto la richiesta del visto per fare l'aliyà in Eretz Israel, dove suo padre, chiamato alla Cattedra di Studi Biblici all'Università di Gerusalemme, si era da poco trasferito, ma non riuscì ad ottenerlo perchèl'Italia era frattanto entrata in guerra contro l'Inghilterra e le autorità mandatarie britanniche non glielo concessero. Sono questi i due eventi che segnarono la loro tragica sorte.
Nel 1939, non potè più esercitare la professione medica a causa delle leggi razziali ed accettò l'incarico di Vice-Rabbino nella Comunità Israelitica di Milano e di insegnante di materie ebraiche nella scuola di Via Eupili che accoglieva gli studenti e gli insegnanti ai quali erano precluse le scuole pubbliche. A Milano nacque il terzo figlio.
Vi restò fino al 1943, quando, a febbraio, fu nominato Rabbino Capo di di Firenze, dove fu accolto con grande affetto dai suoi concittadini ebrei. Questo giovane Maestro, giunto in un momento così difficile, ispirò subito fiducia e si dimostrò infatti una valida guida, anche per i giovani di allora (che ancora oggi lo ricordano con venerazione) ai quali si dedicava con grande passione. Nel discorso d'insediamento, il 14 febbraio, sollecitò tutti alla coesione, perchè c'erano stati alcuni casi di abiura e di collaborazione con i nazifascisti.
Con la caduta del fascismo e l'occupazione tedesca, la situazione divenne drammatica. Dopo l'8 settembre, Nathan, aiutato da pochi volenterosi, svolse opera di convincimento presso gli ebrei, andando, con grave rischio, di casa in casa per spiegare il pericolo che incombeva su di loro se fossero rimasti nelle proprie abitazioni. Li aiutò fornendo carte d'identità e annonarie false e suggerendo rifugi più sicuri. Dopo aver ricoverato la famiglia in un Convento, prosegui tenacemente la sua opera in favore di chi si rivolgeva alla Comunità per chiedere aiuto. In quei giorni arrivavano numerosi profughi dall'Italia del Nord che speravano di raggiungere l'Italia meridionale già liberata dagli Alleati. Dalla Francia ne arrivavano a centinaia, provenienti a loro volta anche dai paesi dell'Est europeo occupati dai tedeschi. Di fronte a questa folla di infelici da aiutare ed esauriti i mezzi della Comunità, Nathan chiese l'aiuto dell'Arcivescovo di Firenze, Monsignor Elia Dalla Costa, che rispose immediatamente all'appello, facendo aprire le porte di tutti i Conventi ai perseguitati, fornendo danaro e la collaborazione di alcuni sacerdoti. Fu formato un Comitato di assistenza che si riuniva giornalmente in sedi diverse messe a disposizione dalla Curia. Oltre a Nathan, ne fecero parte Raffaele Cantoni, Matilde Cassin, don Leto Casini ed altre persone tra le quali un ricchissimo profugo polacco di nome Ziegler, che donava cospicue somme di danaro all'organizzazione e che, non sapendo l'Italiano, era sempre accompagnato da un giovane interprete Marco Ischio. Il 25 novembre il Comitato, resosi conto della pericolosità di quelle riunioni, decise che l'indomani si sarebbe riunito per l'ultima volta. E l'indomani arrivarono le SS che arrestarono tutti.
Anna intanto, 40 giorni prima, aveva dato alla luce la quarta creatura, Eva, e dopo il parto era tornata in Convento. Sconvolta dalla notizia della cattura di Nathan, tre giorni dopo si recò ad un appuntamento, accompagnata dal cognato Saul Campagnano e da Raffaele Cantoni, per incontrare una persona che, dietro compenso, avrebbe fatto liberare Nathan. All'appuntamento trovarono le SS accompagnate da Marco Ischio, l'interprete di Ziegler, che in realtà era un ausiliario del SS. Furuno tutti e tre arrestati.
La piccola Eva, privata del seno e delle cure materne, a 4 mesi morì. In un biglietto fatto avere ai suoi suoceri dalla prigione, Nathan scrive: "Due persone che sono con Anna, senza sapere l'una dell'altra, l'hanno definita ai rispettivi mariti, una "un tesoro", l'altra "una santa". Che Dio la benedica per il bene che ora spande intorno a sé".
Dopo due mesi d'interrogatori quasi quotidiani, quando Anna seppe che Nathan sarebbe partito il giorno dopo, rivelò all'SS la sua vera identità e partì anche lei insieme al marito. Furono portati a Milano e rinchiusi nel carcere di San Vittore, da dove Nathan scrisse ai suoceri una cartolina in cui dice: "Sono felice di aver fatto il viaggio con Anna. Siamo serenissimi". A San Vittore celebrò un matrimonio: due giovani volevano essere sposati prima di partire verso l'ignoto.
Nathan e Anna il 30 gennaio partirono sullo stesso convoglio per Auschwitz, al cui ingresso furono separati, per sempre.
Di Nathan si sa che da Auschwitz-Birkenau fu trasferito a Buna-Monowitz dove lavorò in miniera. Ferito a un piede, fu ricoverato in ospedale a Jaworzno dove conobbe un medico, anche lui deportato, che, quando Nathan fu guarito, riuscì a farlo entrare in quello stesso ospedale come oculista. All'avvicinarsi dei Russi, i nazisti evacuarono il Campo ed egli partì insieme agli altri superstiti (circa 3500) per quella che è chiamata "la marcia della morte": per raggiungere il Campo di Blechammer dovettero percorrere oltre 100 chilometri, a piedi, per 3 giorni e 3 notti, con una notte di riposo, nella neve e nel gelo di gennaio nell'Alta Slesia. Chi cadeva stremato veniva ucciso dai tedeschi con un colpo di pistola. Fino al 24 gennaio Nathan era ancora vivo. Il 25 gennaio arrivarono i Russi che liberarono i prigionieri, ma nessuno lo vide più, né vivo né morto.
Da alcune delle molte testimonianze emergono le qualità del Rabbino Nathan Cassuto. Il Dott. Leonardo De Benedetti di Torino scrive: "Ebbi l'onore di cattivarmi la sua simpatia e la sua amicizia e mercé sua trascorsi al suo fianco ore di serenità, realmente oasi di pace in mezzo ad un ambiente infernale".
Moshè Halle racconta che, su richiesta di Nathan, lui e un amico riuscirono a procurarsi un pò di farina e Nathan insegnò loro a farne della azzime per Pesah che poterono così celebrare. Un venerdì sera, dopo essersi lavato le mani recitando la berahà, trasse da sotto il pagliericcio un pezzo di pane secco, gliene dette un pò, recito il Kiddush e gli augurò "Shabbath Shalom". Halle dice: "Ecco in questo mondo crudele e tremendo un uomo che conserva intatta l'immagine divina che era in lui. Da quel momento non me ne allontanai più. La sua intima serenità s'irradiava da lui su chi gli stava vicino".
La sua abilità salvò la vita a un compagno, al quale un Kapò con le sue percosse aveva rotto gli occhiali, dicendogli che se la mattina dopo si fosse presentato senza, l'avrebbe spedito al crematorio. Il poveretto era disperato. Nathan si mise subito al lavoro e in alcune ore riuscì, scegliendo fra il mucchio di occhiali tolti alla migliaia di deportati finiti nelle camere a gas, a trovare le lenti adatte alla sua forte miopia e lo salvò.
Anna, al suo ingresso al campo, per trovare la forza di sopravvivere, s'impose di convincersi di essere sola al mondo e di non pensare mai ai suoi cari. Questa giovane dall'aspetto fragile e delicato dette prova di una forza morale e fisica fuori dal comune. Rendendosi conto dell'importanza che poteva avere la sua testimonianza, se fosse sopravvissuta, s'imprimeva nella mente nomi e date delle persone, parenti o conoscenti, che arrivavano e che venivano eliminate. E infatti le numerose testimonianze da lei rilasciate sono state preziose per i famigliari e per la ricostruzione storica della deportazione.
Lavorò nel Lager e nella fabbrica di munizioni vicina e infine, malata di tifo petecchiale, fu trasferita con le altre recluse a Theresienstadt, dove i tedeschi convogliavano i superstiti, che furono liberati dai Russi.
A piedi e con mezzi di fortuna passò da Praga a Vienna e a lunghe tappe dopo quattro mesi dalla liberazione, giunse a Firenze dove, in casa del fratello Piero, cominciò a riprendersi da tante sofferenze. Finalmente a novembre potè raggiungere i suoi bambini e tutta la famiglia in terra d'Israele. E' difficile descrivere il misto di sentimenti che quell'incontro suscitò in tutti noi. Un pò alla volta Anna riprese il suo aspetto fisico e la dolcezza di sempre.
Nel 1946 Raffaele Cantoni la informò che Marco Ischio, l'infame interprete di Ziegler che li aveva fatti deportare, era stato arrestato e doveva essere processato. Le chiedeva perciò di sporgere anche lei la denuncia. Ma Anna con una nobilissima lettera rispose fra l'altro: "Non ammetto per principio la vendetta e al delatore, per quel che mi riguarda, ho perdonato da un pezzo".
Volle mettersi a lavorare e fu assunta all'Istituto di Patologia dell'Ospedale Hadassa. Mentre si recava al lavoro per il suo turno settimanale su un convoglio blindato di autobus e di ambulanze, che trasportavano malati, medici, infermieri all'Ospedale e professori all'Università sul monte Scopus, il convoglio fu attaccato da una banda di arabi armati, alle 9 di mattina. I militari inglesi stavano a guardare senza intervenire. Alle 3 del pomeriggio, dopo aver sparato per tutte quelle ore, gli arabi incendiarono gli automezzi e tutti i 78 occupanti vi trovarono la morte. Era il 13 aprile 1948.
Nathan e Anna hanno in Israele i 3 figli, 17 nipoti (uno dei quali caduto in servizio nella guerra del 1981) e 18 pronipoti. La figlia Susanna vive nel kibbutz Sa'ad nel Negev, il figlio David è un affermato architetto e attualmente Vice-sindaco di Gerusalemme e il figlio Daniel, valido genetista, vive a Ofrà.
La Comunità ebraica di Firenze ha onorato Nathan intestandogli la scuola e il Comune di Firenze gli ha intitolato una via nei pressi della Sinagoga. Il 3 dicembre 1989 con una solenne cerimonia nel Palazzo della Prefettura, alla presenza dei suoi figli e di autorità civili, militari e religiose, il Governo Italiano gli ha conferito la medaglia d'argento al Valor Civile, cerimonia che si è conclusa davanti al suo Tempio.
Ad Anna il governo di Ban Gurion ha conferito la qualificà di "Eroina caduta nella Guerra di Indipendenza dello Stato di Israele".
Anna riposa nel cimiterio di Sinedria a Gerusalemme. Nathan non ha una tomba, ma come è scritto nel Talmud:
"Non lapidi per i Giusti, le loro azioni sono le loro lapidi" z.l.
Sara Corcos Di Gioacchino