L'Ebraismo e l'ambiente


L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che consumiamo sta diventando sempre più inquinato. L’aumento nel consumo delle risorse naturali stanno causando un degrado allarmante dell’ambiente e della biosfera. L’ aumento di scarichi nocivi, l’assottigliamento dello strato di ozone, il riscaldamento dell’atmosfera (effetto serra), lo scioglimento del ghiaccio attorno ai poli, la diminuzione delle foreste, l’estinzione di specie di animali, la perdita della bio-diversità, lo scarseggiare delle fonti energetiche, la desertificazione e via di seguito. A questo passo l’essere umano sta portando il mondo alla distruzione.

Secondo ricerche recenti il problema principale non è l’aumento della popolazione umana, ma piuttosto l’aumento del consumo medio pro capita che cresce ad una velocità spaventosa. Nel corso di trenta anni mentre la popolazione mondiale è raddoppiata, il consumo energetico pro capita è aumentato di 8 volte e non è equamente distribuito. Nord America e Europa Ovest rappresentano il 10% della popolazione mondiale, ma consumano il 50% dell’energia globale.

La causa principale della distruzione del nostro ambiente è la totale preoccupazione dell’uomo moderno con la soddisfazione dei propri desideri materiali utilizzando la scienza e la tecnologia in modo sconsiderato.

Qual è la posizione dell’ebraismo sui problemi ambientali? Ci sono state delle accuse ideologiche che la tradizione Judeo-Cristiana si è focalizzata nel dominare la natura e che l’Ebraismo è sempre stato insensibile alle preoccupazioni ecologiche. Un passo biblico che ha subito attacchi particolari è Bereshit 1:28:

"Dio li benedisse e Dio stesso disse loro, 'Proliferate, moltiplicatevi, empite la terra e rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare, sui volatili del cielo e su tutti gli animali che si muovono sulla terra.'"

Tuttavia subito dopo Bereshit 2:12 la Torah precisa che dominare non significa approfittare e abusare del resto della natura, ma implica anche esserne responsabile.

"Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse."

Questi due versetti rappresentano due aspetti della natura dell’essere umano che sono in uno stato di tensione costante. Da un lato la nostra capacità e il nostro compito di esercitare un controllo sull’ambiente e la tendenza a utilizzare il nostro potere sulla natura egoisticamente per trarne profitto e dall’altro lato il nostro dovere di comportarci verso la natura e l’ambiente con un senso di responsabilità fiduciaria. Sono due aspetti importanti del nostro rapporto con il resto della creazione e l’insegnamento della tradizione ebraica esprime la ricca dialettica fra i due. Abbiamo la capacità unica di usare la natura a nostro beneficio, ma abbiamo anche la capacità, e forse anche la tendenza di distruggerla se non ci rendiamo conto che non dobbiamo oltrepassare dei limiti e dimenticare che abbiamo la responsabilità di custodirla.

Il mondo che noi lasciamo sarà quello che conosceranno i nostri discendenti. La nostra responsabilità non si limita al tempo presente, ma determiniamo il futuro dell'umanità e del nostro pianeta.

Nel Talmud babilonese c’è un dibattito su perché l’uomo fu creato per ultimo fra gli esseri viventi. Uno dei Saggi compara Dio ad un re che prepara una grande festa e quando tutto era pronto invita l’ospite d’onore. Quindi Dio creò tutto il mondo perché l’uomo possa utilizzarlo per il suo sostentamento e per il suo piacere. Un altro Saggio però propone una risposta completamente diversa. L’uomo fu creato alla fine del sesto giorno in modo che se dovesse diventare troppo arrogante gli si possa ricordare che anche i moscerini vengono prima nell’ordine della creazione.

La nostra tradizione evoca la fragilità degli equilibri e ci mette in guardia:

Quando il Santo, benedetto Egli sia, creò il primo uomo, Egli lo prese e gli mostrò tutti gli alberi del Giardino di Eden, e gli disse: Guarda le Mia opere, quanto belli e lodevoli essi sono! Tutto quello che ho creato l’ho creato per te. Stai attento a non corrompere e distruggere il Mio universo; perché se lo corrompi non c’è nessuno che possa ripararlo dopo di te. Kohelet R. 7:13

 

SHABBAT E L’ANNO SABBATICO

Nel mondo di oggi l’acquisizione di beni materiali spesso diventa l’obiettivo primario dell’uomo e la misura di tutti i suoi valori. Per soddisfare questo desiderio l’uomo non esita a sfruttare l’ambiente a tal punto da compromettere il futuro del nostro pianeta. Ci sono due istituzioni nella tradizione ebraica che ci richiamano alla nostra responsabilità verso l’ambiente: Lo Shabbat e l’anno sabattico.

L’uomo cerca per tutta una settimana di dominare il mondo usando le sue capacità uniche, la scienza la tecnologia. Durante questo processo spesso diventa aggressivo, avido e insensibile all’equilibrio delicato dell’ecologia. La stessa tecnologia che può fare la nostra vita molto più facile e piacevole a volte ci imprigiona e ci fa perdere di vista dei valori importanti.

Lo Shabbat ci impone di astenerci per un giorno alla settimana di sfruttare la natura, ci proibisce di usare il nostro potere di trasformare il mondo. Il divieto di lavorare non riguarda lo sforzo fisico, ma evitare la trasformazione produttiva dell’ambiente.

Durante la settimana l’ebreo usa la tecnologia come tutti gli altri. L’ebraismo propone però un modello per non essere schiavi della stessa, né di qualsiasi cosa materiale. Il Sabato ci si deve fermare dedicandosi alla riflessione, allo studio e alla vita famigliare.

Heschel disse che lo Shabbat "è un giorno nel quale ci asteniamo di usare gli strumenti che con molta facilità sono diventati armi di distruzione, nel quale rinunciamo ad adorare gli idoli della tecnologia…

Lo stesso per quanto riguarda l’anno sabbatico:

"Per la durata di sei anni seminerai il tuo terreno e raccoglierai il prodotto. Il settimo anno tu gli darai riposo e abbandonerai i frutti sicché ne godano gli indigenti del tuo popolo, e quello che avanza verrà mangiato dagli animali della campagna. Altrettanto farai per la tua vigna e i tuoi olivi ." Esodo 23:10-11

Per un anno su ogni sette si deve astenere da ogni attività di agricoltura dando alla terra l’opportunità di riposare e di rinvigorire. Le leggi dell’anno sabbatico insegnano che l’individuo non ha un diritto esclusivo sulla sua proprietà. Non siamo liberi di agire in modo indifferente e egoistico. Abbiamo una responsabilità verso l’ambiente e verso la comunità. Quindi durante quest’anno le persone possono entrare nella proprietà di uno per prendere quello che cresce per il sostentamento loro e delle loro famiglie.

 

NON DISTRUGGERE

La legge ebraica proibisce la distruzione gratuita e lo spreco. Il comandamento di Bal Tashchit (non distruggere) si basa sul versetto del Deuteronomio 20:19-20:

“Quando assedierai una città per molto tempo, combattendo contro di essa per occuparla, non distruggere i suoi alberi colpendoli con la scure, perché solo i suoi frutti potrai mangiare, ma l’albero non lo dovrai tagliare. Infatti è forse l’albero del campo come un uomo che può a causa tua ritirarsi in luogo fortificato? Soltanto l’albero che tu saprai non essere albero da frutto potrai tagliarlo e costruirci strumenti di assedio contro la città che ti fa guerra, finché non sarà caduta.”

Siamo nel contesto dell’assedio ad una città laddove gli alberi sono di proprietà del nemico. Ci saremo aspettati che in questa situazione la Torah rinunciasse a delle considerazioni sulla santità della vita delle piante o degli alberi. Invece anche per evitare un imboscata o per costruire strumenti utili per l’assedio ci è proibito di distruggere alberi di frutta.

Questa legge fu dopo estesa nelle per includere il divieto della distruzione gratuita di utensili domestici, vestiti, case, corsi d’acqua, cibo e lo spreco di qualsiasi cosa. Maimonide lo formula così nel Mishneh Torah:

“E’ vietato abbattere alberi da frutta fuori di una città assediata e nemmeno si può far deviare un corso d’acqua per far deperire il nemico. La legge proibisce la distruzione arbitraria. Non solo uno che abbatte alberi, ma anche uno che rompe utensili domestici, strappa vestiti, demolisce un edificio, ferma un corso d’acqua, oppure distrugge del cibo intenzionalmente trasgredisce il comandamento “non distruggere”.

L’idea è che con lo spreco noi danneggiamo la creazione e veniamo a mancare nel nostro compito di usarla solo per il nostro beneficio legittimo. La moderazione nel consumo è un valore ebraico.

Nell’era moderna Bal Tashchit riguarda chiunque metta fuoco alle foreste, distrugga vita animale e vegetazione naturale o gratuitamente danneggi l’ecologia.

Una denominazione ebraica in Inghilterra ha approvato nel 1988 una risoluzione sul bal tashchit avviando un programma di riciclo della carta, di incoraggiamento ad usare delle comodità “environment-friendly”, e la creazione di un giardino biblico a Londra per aiutare a sensibilizzare i bambini e i numerosi visitatori sulle attitudini della Bibbia verso la natura.

Scuole religiose ebraiche hanno iniziato a dare importanza a questioni ambientali collegando queste materie alle feste di Pesach, Shavuot e Succot, nonché al giorno speciale per piantare alberi che è lo Tu-Bishvat.

 

ALTERARE LA CREAZIONE

La Torah ci chiede di conservare l’equilibrio naturale della creazione. Tutti i viventi e tutte le specie sono state create con uno scopo. Quindi dobbiamo preoccuparci per la conservazione dalla diversità delle specie. L’arca di Noè è un esempio.

“I nostri Saggi dissero: Anche quelle cose che potreste vedere come totalmente superflui per la creazione, come le pulci, moscerini e mosche, anche loro furono inclusi nella creazione; e lo scopo di Dio è portato avanti tramite tutto, anche tramite un serpente, uno scorpione, un moscerino e una rana.” Bereshit Rabbah 10:7

L’essere umano non deve interferire con l’ordine naturale della creazione:

...non accoppiare due quadrupedi di specie diverse, non seminare il tuo campo di due specie diverse, ed una stoffa tessuta di sue specie diverse non venga indossata da te. (Levitico 19:19)

Questa è la legge di kilayim che in termini moderni esprime la necessità del mantenimento della bio-diversità. Ovviamente il tema è di grande rilevanza oggi nella discussione molto attuale che riguarda la manipolazione genetica.

Possiamo dire che in generale le autorità rabbiniche hanno un attitudine indulgente considerando che lo sviluppo di questa scienza può certamente salvare e prolungare vite umane. Invece la clonazione e l’ingegneria genetica che non ha lo scopo di preservare la vita presenta molti interrogativi etici. In questi casi le autorità rabbiniche hanno una posizione molto più cauta. Per esempio il rabbino Levi Yitzchak Halperin, Direttore dell’Istituto per la Scienza e la Halakhah, è preoccupato che quando si mescola materiale genetico di specie diverse non abbiamo una conoscenza sufficienza di quello che stiamo facendo e potremo causare un danno non prevedibile al mondo “buono” che Dio ha creato per noi.

 

SPAZIO VERDE E URBANIZZAZIONE

Nella spartizione della terra di Israele fra le tribù i Leviti non ebbero parte. A loro dovevano essere date alcune città disperse fra le altre tribù come scritto nel versetto Numeri 35:2-3

"Ordina ai figli d’Israele che diano ai Leviti, dal retaggio del loro possesso, delle città da abitare, e un recinto attorno alle città darete ai Leviti. Le città saranno date per loro abitazione, i recinti per il loro bestiame, per i loro possessi e per tutti i loro viveri.”

Questa legge fu poi applicata a tutte le città di Israele. In altre parole lo sviluppo di una città è limitato ad un piano urbanistico che obbliga a dedicare una cintura verde per consentire agli abitanti di avere un rapporto con la natura. Una fascia interna chiamata “migrash ha-ir” per gli animali e altri utilizzi e una fascia esterna per i campi e le vigne. Questi spazi non possono essere venduti o trasformati, cioè dedicati ad altri usi. Perché, dice la tradizione, questa terra fu data loro per tutte le generazioni future e quindi la generazione di oggi non è il padrone assoluto. Così come l’hanno ricevuta dai loro predecessori la devono passare a chi verrà dopo. I cittadini non hanno il diritto di eliminare le fasce verdi per l’espansione della città. L’espansione richiede la costruzione di un nuovo villaggio o una nuova città.

“E’ vietato vivere in una città che non abbia dei giardini o del verde” Kidushin 66a

Questa legge ha delle implicazioni che vanno oltre la questione dell’ecologia. Le città servono come centri economici e culturali, ma sono anche caratterizzate dall’anonimato e della mancanza di vicinato fra gli uomini. La vita di città porta a diventare possessivi, ad avere una tendenza ad accumulare, all’avidità. Questa legge elimina completamente la possibilità di un espansione incontrollata delle città e quindi la formazione delle mostruosità che sono le megalopoli. Sembra che la Torah incoraggi delle colonizzazioni di medie dimensioni. Dal punto di vista della Torah è importante che i residenti abbiano un contatto con la natura e l’opportunità di coltivare la terra. Inoltre in piccole-medie città esiste una comunità che si preoccupa di più dell’individuo di quanto succede nelle grandi città.

 

ANIMALS, KASHRUT AND VEGETARIANISM

Dio ha fatto dei patti non solo con gli uomini, ma anche con gli animali.

Ecco, Io fermo il Mio patto con voi, con la vostra discendenza dopo di voi; e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: volatili, animali domestici e selvatici insieme a voi, tutti quelli che sono usciti dall’arca, tutti gli animali della terra. (Gen. 9:9-10)

Il sabato non solo noi ma anche i nostri anomali devono riposare:

Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo. Durante sei giorni lavorerai e farai ogni tua opera. Ma il settimo giorno sarà giornata di cessazione dal lavoro dedicata al Signore tuo Dio; non farai alcun lavoro né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo bestiame né il forestiero che si trova nelle tue città, Esodo 20:8-10

Quindi un concetto importante della Torah è Tzar Baalei Chayyim, il divieto di far male agli animali. Molte leggi ebraiche fanno riferimento a questa legge:

Non mettere la museruola al bue mentre trebbia (Deuteronomio 25:4)

Non potrai star a guardare l’asino del tuo fratello o il suo toro che cadono per la strada e disinteressartene, ma dovrai rialzarli con lui (Deutronomio 22:4)

Se tu scorgi l’asino del tuo nemico soccombente sotto il proprio peso, guardati bene dall’abbandonarlo, al contrario lo aiuterai a scaricarlo (Esodo 23:5)

“Qualora per caso ti capitasse davanti, per strada, il nido di un uccello, su qualsiasi albero oppure per terra e contenga pulcini o uova e la madre li stia covando, non devi prendere la madre da sopra i figli, dovrai mandar via la madre e potrai prenderti allora i figli, ciò affinché tu possa aver bene e si prolunghi la tua vita.” (Deuteronomio 22:6-7)

Ramban (Moses ben Nachman, Nachmanides, 1194-1270) nel suo commento alla Torah scrisse:

“Questo spiega anche il divieto in Levitico 22:28 ‘ Un animale bovino o un animale ovino o caprino, non li scannerete nello stesso giorno’.Il motivo di tutti e due i comandamenti è che non dobbiamo avere la crudeltà nel cuore e dobbiamo essere pietosi. Può anche essere che le scritture non ci permettono di distruggere completamente una specie anche se ci permettono di ucciderli per cibo. Ora la persona che uccide la madre e il suo piccolo nello stesso giorno è visto come se avesse distrutto quella specie.”

“La persona retta si prende cura del suo animale” Proverbi 12:10

"La persona non deve mangiare o bere prima di aver provvisto per i suoi animali” (basato su Deuteronomio 11:15)

Qualora nasca un animale bovino, ovino o caprino, resterà sette giorni con la sua madre, e dall’ottavo giorno sarà gradito come sacrificio… (Levitico 22:27).

Non si deve cucinare il piccolo nel latte di sua madre (Esodo 23:19, 34:26; Deuteronomio 14:21)

Oggi il pollame è coltivato in capannoni lunghi, affollati, senza finestre, dove non vedranno mai la luce del sole. Da contenitori sospesi dal tetto ricevono cibo e acqua insieme a molti additivi chimici in tempi programmati. L’affollamento è tale che non riescono nemmeno ad aprire le loro ali. In queste condizioni non naturali gli animali diventano aggressivi. Per evitare che si danneggino uno l’altro spesso gli vengono tagliati i becchi con una lama calda mentre la loro testa viene tenuta fissa in un aparato che assomiglia ad una ghiottina

Potrei darvi dei dettagli sull’alimentazione delle oche per produrre il fois gras oppure dei metodi usati per far crescere i piccoli vitelli in modo da ottenere la carne di color pallida richiesta dai consumatori.

Ebrei che continuano a mangiare carne prodotta con questi metodi indirettamente sostengono un sistema che è contrario a dei principi e obblighi che sono basilari della nostra tradizione.

Queste considerazioni devono diventare una parte importante dei programmi di educazione nelle scuole ebraiche, e delle discussioni e dibattiti nei centri e i mezzi di comunicazione ebraici.

Adamo ed Eva erano vegetariani:

Tutte le erbe che fanno seme, tutti gli alberi che danno frutto, vi serviranno come cibo (Bereshit 1:29).

Dio permise consumare la carne a Noè e i suoi discendenti solo dopo il diluvio:

Ogni essere che è vivo vi servirà di cibo; come le verdure Io vi do tutto. Non mangiate però carne mentre ha la sua vitalità, il suo sangue (Genesis 9:3; Talmud - Sanhedrin 59b).

I commentatori hanno proposto molte diverse spiegazioni sul motivo di questo cambiamento. Oggi esiste anche una corrente nell’ebraismo abbastanza consistente che considera il vegetarianesimo oggi la dieta giusta per un ebreo.

Heschel dice che dobbiamo osservare le leggi di kashrut per avere un intuizione della dignità di tutto il creato e il suo valore agli occhi di Dio.

Con questo intendimento oggi si parla di un nuovo termine che si chiama eco-kashrut e che chiede se le pellicce possono considerarsi kasher? Se un ebreo dovrebbe mangiare la lattuga raccolta dagli immigrati nella California che portano sulle spalle dei contenitori di organofosfati tossici? O se dovrebbero mangiare la carne di volatili allevati in condizioni di cui abbiamo parlato prima.

Ci sono diversi punti di vista sul vegetarianesimo, ma non c’è dubbio che l’ebreo deve per lo meno essere cosciente che la realtà attuale per quanto riguarda il consumo di carne diverge in modo inequivocabile dagli insegnamenti della tradizione ebraica e in diversi casi va contro a concetti come: l’attenzione alla propria salute, trattare gli animali con misericordia, proteggere l’ambiente, conservare le risorse, dividere con chi ha fame e quindi l’ebreo deve agire in modo consistente con questa presa di coscienza.

 

ECOLOGIA E EQUITA’ SOCIALE

Nella Torah ci sono diverse leggi che mirano a raddrizzare gli squilibri economici e di potere che esistono nella società umana e nella Creazione, e cercano di bilanciare la distribuzione delle risorse. Il concetto di tzedek che significa misericordia, giustizia e equità ci impone di creare un sistema economico che sia sostenibile e renda possibile una distribuzione giusta delle risorse.

"Quando mieterai il tuo campo e avrai dimenticato un covone, non tornerai indietro a raccoglierlo, rimarrà per il forestiero, per l’orfano e la vedova. Quando scuoterai il tuo olivo, non tornare indietro a raccogliere le olive rimaste sull’albero, esse saranno per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornare a racimolare il rimanente, sarà per il forestiero, l’orfano e la vedova." Deuteronomio 24:19-21

Ci sono degli aspetti di inequità sociale in tutte le questioni ecologiche: per esempio quando l’acqua è inquinata, ci sono delle persone che possono permettersi di comprare l’acqua minerale, mentre altri non hanno scelta che bere l’acqua inquinata. Alcuni possono comprare cibi organici altri no. Alcuni possono allontanarsi dalle città inquinate verso la campagna, mentre i meno agiati devono restare e continuare a respirare l’aria che mette in pericolo le loro vite.

 

CONCLUSIONE

Le discussioni negli ambienti ebraici normalmente riguardano Israele e fund raising, quando si trattano temi di religione si parla delle mitzvoth da seguire, e qualche volta si affrontano problemi di equità sociale, tikkun olam e aiutare l’orfano e la vedova, ma quasi mai di problemi ecologici. Quante volte si parla di tutti i dettagli delle regole di kashrut senza preoccuparsi delle sofferenze causati agli animali?

Considerando tutte le citazioni bibliche e rabbiniche sui problemi ambientali, come mai gli ebrei non assumono un ruolo più attivo e dimostrano più preoccupazione nell’affrontare questi problemi?

Ci sono forse due motivi. Il primo è che siamo stati lontani dalla nostra terra per 2000 anni. Certamente i nostri fratelli in Israele dimostrano un coinvolgimento maggiore in problemi ecologici che noi nella diaspora, che non abbiamo avuto nulla a che fare con la terra o con la natura per troppo tempo.

Il secondo motivo è che le comunità ebraiche non si trovano a loro agio con i movimenti ambientalisti che sono partiti criticando l’approccio della Torah verso problemi ecologici e sono continuati suggerendo una specie di paganesimo a noi estraneo, laddove tutti gli alberi e tutti gli animali hanno una divinità che li protegge. Un nuovo termine “speciecismo” ha iniziato ad entrare nel loro linguaggio riferendosi ad un senso di superiorità inappropriata dell’uomo nei confronti del mondo animale. In fine quasi tutta l’attività umana nell’interferire con la natura e la tecnologia è considerata intrusiva e distruttiva.

L’ebraismo vede l’uomo superiore agli animali in modo inequivocabile, con il compito di completare la creazione, custodirla e svilupparla con senso di responsabilità, con il progresso e nel tempo stesso conoscendo i ilimiti, con crescita e tecnologia e nel tempo stesso conservando e preservando.

Sarebbe bello dedicare un giorno all’anno, forse il Tu Bishvat o un’altro giorno di festa ebraica create appositamente dedicate alla riflessione sulle questioni ambientali. Per valutare l’equilibrio dell’ecosistema e riflettere sulle nostre possibili azioni che possano salvare il mondo dal pericolo di distruzione. Questa riflessione potrebbe spingerci a modificare il nostro comportamento, i nostri programmi educativi e i nostri modi di vita.

Concludo con una storiella dal Talmud:

Il pio Choni HaMe'agel stava camminando sulla strada quando vide un uomo che stava piantando un albero di carrube. Chiese all’uomo: “Quanto tempo ci vorrà perché questo alboro dia della frutta? L’uomo rispose che ci vorrebbero 70 anni. Choni gli chiese: “Sei sicuro che tu ci sarai dopo 70 anni?” L’uomo rispose: “Come furono i miei padri a piantare per me, così sarò io a piantare per i miei figli.”